lunedì 3 luglio 2017

Il Tempo



"C'è un tempo per capire, un tempo per scegliere, un altro per decidere.
C'è un tempo che abbiamo vissuto, l'altro che abbiamo perso e un tempo che ci attende"
(Seneca)

giovedì 1 dicembre 2016

Postproduzione (parte prima)

Tasto dolente.
Molto dolente.
Il "problema post-produzione" si divide, a mio parere, in due sotto argomenti:
- post produzione sì, post produzione no
- post produzione: quanta?
Partiamo dal principio, quindi sia dal primo punto che proprio dagli albori della fotografia: la post produzione NASCE con la fotografia e ne è parte INTEGRANTE.
A tutti quelli che mi dicono: "Eh, ma prima del digitale queste cose non c'erano!" "Eh, ma col negativo non si faceva!" "Eh, ma adesso avete la vita facile!" "Eh, ma adesso c'è Fotosciop!" replico: "Miei cari signori, mi spiace deludervi e far cadere tutte le vostre certezze di grandi conoscitori dell'arte fotografica, ma vi devo dire che praticamente TUTTO quello che si fa con Photoshop lo si faceva in luoghi scuri, angusti e puzzolenti di chimica chiamati "Camere oscure"".
Sostituzioni di persone, ricostruzioni, sparizioni, cieli intensi, oggetti che spuntano dal buio, tagli, cuci, ricuci, aggiusta, schiarisci, scurisci, annerisci.
Solo che siccome era una cosa da davvero poche persone, la fotografia per i profani era "tutta e pura Verità", perché riproduceva il Vero senza Inganno.
Ignoranti.
Nel senso che ignorate, e non c'è assolutamente nulla di male, ma è così.
Ci son più falsi storici colossali in giro creati in camera oscura che non ai giorni d'oggi col digitale.
Il bello è che l'utente comune si giocherebbe la testa riguardo l'assoluta veridicità sul 99% delle foto "di una volta", e ce la perderebbe puntualmente.
Questa credenza per cui "le vere foto non vanno ritoccate" viene fermamente difesa da quella parte dei "guerrieri della reflex" che si "vantano" di "non dover assolutamente ritoccare le loro immagini, che sono già giuste come escono in camera" e "guai all'uso di Photoshop o diavolerie simili".
Amen.
Partendo dal presupposto che ok, è fondamentale partire da un'inquadratura corretta, da un'esposizione corretta, da una scelta del punto di messa a fuoco corretta, da una selezione del diaframma e del tempo di esposizioni adatti alla scena che si vuole riprendere, faccio presente che già solo i preset delle macchine fotografiche (non intendo i programmi di scatto, ma proprio le tarature di nitidezza, saturazione, contrasto etc) sono una post produzione, SOPRATTUTTO se si lavora in jpg (il RAW ba-bao.tata! va per forza elaborato!! Amen...)
L'utilizzo di un filtro è post produzione. Così, giusto per ricordarvelo...
Poi, scusate: i files hanno comunque delle latitudini di posa notevoli, perché restare imbrigliati in immagini didascaliche o, peggio, perdersi dei ricordi perché non si vuole accedere a quella che è semplicemente una parte INTEGRANTE del concetto di "fotografia" ovvero dello "scrivere con la luce".
La post produzione non è altro che il modo di sfruttare al massimo le opportunità che ci siamo creati sulla pellicola o sul sensore.
Coloro i quali propugnano l'intoccabilità del file in quanto "riproduzione fedele del vero" si dimenticano, o forse non si rendono conto, che già soltanto un taglio differente, l'uso di un'ottica piuttosto che di un'altra, un punto di osservazione diverso, una sovra esposizione piuttosto che una sottoesposizione, un diaframma selettivo piuttosto che un tutto fuoco, danno interpretazioni dello STESSO LUOGO, della STESSA SCENA, dello STESSO ISTANTE totalmente differenti e, spessissimo, totalmente discordanti.
Questo da far presente a quelli che ti guardano e dicono: "Ah, perché? *Tu* postproduci??" Con aria di superiorità.
Post produrre non significa "per forza" salvare tutte le foto perché *tecnicamente sbagliate*, significa migliorarle o, molto più spesso, portare le immagini esattamente come le aveva viste e immaginate l'autore, il quale era partito *volutamente* da una certa scelta di taglio ed esposizione.
Anche questo fa parte dell'essere fotografi: la consapevolezza di quello che si fa, dall'inizio alla fine. E' vero, ci sono immagini che non necessitano di post produzione per essere gradevoli, ma non per questo la post produzione dev'essere considerata "il Male Assoluto"
In calce, il maestro della fotografia Ansel Adams con una delle sue opere più famose, così come la scattò la prima volta e vent'anni dopo, così come l'aveva immaginata e voluta, grazie alla post produzione studiata in camera oscura.



venerdì 18 novembre 2016

Intervista...

Intervistata dal blog "ProntoPRO".
E' stato interessante mettersi a confronto col mio rapporto con la fotografia.
Mestiere e passione.
Che non è sempre un vantaggio, soprattutto quando la passione è un'arte e l'ispirazione ballerina. Però, nonostante questo, quando ho la macchina fotografica in mano sono davvero me stessa...
O quando ho le orecchie a punta... ma quella è un'altra storia ancora^^

https://www.prontopro.it/blog/alla-scoperta-della-fotografia-di-pregnancy/

mercoledì 26 ottobre 2016

"Cartoline"



"Che bella cartolina!"
Ecco, chi pronuncia questa frase rivolgendosi a un fotografo, pensando di fare un complimento, beh... non sempre sta facendo un piacere.
La "cartolina" per il fotografo di paesaggio è il peggio che possa esistere (a meno che non abbia scattato per realizzare e vendere esattamente "quel" tipo di immagine) perché è semplicemente descrittiva di un luogo, ma in maniera assolutamente anonima e non emozionale.
Il "grande pubblico" le ama e le apprezza perché sono "belle", sono "facili". Bel luogo, bella luce, fiorellini, cielo azzurro con nuvolette alla Heidi, tutto bello chiaro e limpido. Niente ricerca emozionale, nulla che scuota, in positivo o in negativo, quello che si ha dentro. Solo un bel paesaggio, ripreso in maniera didascalica con un'ottima tecnica (si spera).
Poi... poi ci sono le foto di paesaggio naturale, quelle realizzate non sempre in posti canonicamente "belli", non sempre scattate per essere canonicamente "belle", anzi... Sono quelle immagini scattate dalla coscienza più profonda, da una miscela micidiale di "mente&cuore", allineati con occhio e ottica.
Immagini che riceveranno pochissimi "mi piace", che riceveranno più silenzi che consensi, ma che in qualche modo avranno toccato tasti profondi negli osservatori. Qualcuno appezzerà e si metterà in contemplazione del proprio tramestio interiore, affrontandolo, ragionandoci, o magari semplicemente lasciandosi trascinare dal suo flusso. Altri se ne ritrarranno, sconvolti che una semplice immagine, pure "brutta", li abbia graffiati tanto profondamente.
In entrambi i casi, l'autore avrà fatto centro e, in entrambi i casi, in realtà glie ne sarà importato ben poco perché quell'immagine è il frutto della sua coscienza che doveva venire a galla in quel momento e in quel contesto. Egoisticamente.
E no, di solito immagini di questo genere non sono "cartoline".

"Come fantasmi nella nebbia - Danza Macabra" - Baraggia di Romagnano - 22 Ottobre 2016

martedì 13 settembre 2016

La "bella fotografia"

Ok, i gusti non si discutono.
Si può discutere invece, guardando una fotografia o un'opera d'arte, sulla scelta della tecnica e sul suo utilizzo, sul soggetto, sul significato, sulla realizzazione globale ed essere più o meno d'accordo.
MA
Ma io resto sempre perplessa quando sento dire: "Che bella fotografia!"
Perché a seconda di chi la pronuncia, possono esserci significati differenti, sentimenti differenti e giudizi totalmente opposti.
Cosa intendo?
Bene, partiamo dal principio: *cosa* vi spinge a pronunciare tale frase?
Io, da fotografo, vi rispondo: inquadratura, scelta della luce, tecnica utilizzata, scelta del punto di messa a fuoco, scelta del soggetto, significato dell'immagine. Tutto in egual parte.
Ma quanti fanno la stessa cosa?
Quante volte ho sentito pronunciare quella frase, guardare l'immagine in oggetto e... "Ma sei serio???"
Perché no, l'immagine non era "bella", anzi era tecnicamente totalmente sbagliata, decentrata, sfocata in maniera tutt'altro che artistica, il soggetto una sorta di ombra vagante, però... però per l'osservatore era "bella" perché ritraeva la nipotina in un momento particolare, legato a un'emozione particolare.
Altre volte ok, "bella foto" nel senso di "tecnicamente corretta", però nulla più di una "bella foto, stilisticamente corretta applicata a un soggetto già di suo bello". Se poi il soggetto è un gatto/cane/cavallo/cucciolo/bambino la foto è "bellissima".
Ma è bellissima la foto o ci siamo fatti incantare da un soggetto che ci suscita un'emozione di per sé e che è stato ritratto semplicemente in maniera corretta? E' bello il soggetto o è bella la foto a tutto tondo?
Ecco, è davanti a questo tipo di immagini che sono perplessa. Ok, la prima tipologia citata rientra evidentemente nella categoria "ricordi", ovvero è "bella" solo per le persone emotivamente coinvolte (e che non hanno gusto estetico o tecnico). Ma queste...
Sono "belle" perché tecnicamente corrette e perché i soggetti sessi sono molto belli, però mi vien sempre da pensare che tre quarti del lavoro e del "bella" vadano al soggetto, non al fotografo.
Attenzione, non sto dicendo che siano schifezze da buttare e che chiunque le possa realizzare, ma semplicemente che l'impatto emotivo di queste immagini sul pubblico sia dato *prevalentemente* dal soggetto gatto/cane/cavallo/cucciolo/bambino.
Poi... poi ci sono i soggetti "difficili", quelli che possono essere banalissimi ma che, adeguatamente ripresi/dipinti, assumono aspetti emozionali particolari e difficili da cogliere.
Quei soggetti che di per sé non dicono nulla, ma che isolati, elaborati dal processo mente/cuore/ottica diventano "Belle Fotografie".
Son quelle immagini non per tutti, quelle che magari hanno bisogno di spiegazioni, ma anche no, perché ognuno di noi ci trova la sua spiegazione dentro. Eppure sono quelle fotografie che buona parte della gente non sa reputare "belle".
Son quelle immagini che, lo ammetto, mi piacerebbe tanto riuscire a realizzare...
Sarei curiosa di avere un riscontro a questo mio pensiero, così, giusto per chiacchierare un po' di "fotografia"

Qui sotto due immagini: una "bella" foto da me realizzata e una "Bella Fotografia" del mio docente Erminio Annunzi.

lunedì 18 aprile 2016

Piccole, grandi soddisfazioni

Quando un lavoro prende forma di mostra, l'ego dell'artista è appagato e gongola.
Quando prende forma di pubblicazione, esulta fino alle stelle.
Perché una mostra non è per sempre, ma un libro sì.
O quasi.
"Fotografi in cerca di paesaggi" non è dunque solo una bellissima mostra, ma anche un elegante e raffinato libro che si può ordinare sulla piattaforma di Blurb.
Credo possa essere interessante vivere e rivivere le emozioni che noi fotografi abbiamo riversato nelle nostre immagini.
Credo possa essere bello vivere le proprie emozioni guardando le nostre immagini.
Per chi lo desiderasse, "Fotografi in cerca di paesaggi" è in mostra presso Photo Discount in Piazza De Angeli a Milano fino al 5 Maggio e in vendita come raccolta delle foto di 19 dei cacciatori di paesaggi su Blurb a questo link

http://it.blurb.com/b/6986650-fotografi-in-cerca-di-paesaggi


Venite a trovarci e, perché no, diventate parte del nostro gruppo di cacciatori!

giovedì 25 febbraio 2016

La chiamano passione...





Quello che tu chiami sdegnosamente "odore" io lo inalo come fosse ossigeno puro, a pieni polmoni ma poco alla volta, poiché dà alla testa.
Benzina, olio e metallo.
Allappa il palato, impasta leggermente la lingua, graffia appena la gola.
E mi fa sentire vivo.
Come questo che tu definisci “rumore”.
E' suono, musica, melodia.
E' una possente sinfonia che scuote il petto, rimbomba nei polmoni, vibra nella cassa toracica, fa trattenere il respiro per un istante fino a sbocciare in un sospiro compiaciuto tra labbra che si distendono in un sorriso.
Per te sono solo “macchine vecchie”, per me sono belle donne senza tempo, dotate di quel fascino mistico, di quell'eleganza naturale che una giovinetta sfacciata non potrà mai neppure sognarsi, ma solo invidiare.
Come le belle donne, generano passione e dipendenza. Non si può fare a meno di loro, di bramarne le linee morbide e voluttuose, di respirane il profumo lasciandosene stordire, di ascoltare rapiti la loro voce col cuore che batte follemente.
Ti sembro sciocco?
Forse lo sono, ma come un qualunque innamorato...