mercoledì 11 ottobre 2017

Specchio dell'anima


Osservare la Natura ci fa apprezzare la #Vita.
Fotografare la #Natura ci porta irrimediabilmente a specchiarci in essa, rivelando la nostra stessa #Anima

Titolo: Elettrocardiogramma
Autore: Elena Barsottelli
Location: Valle del Ticino (Oleggio-Piemonte)

#nature #photography #empatia #emozione #maschera #realtà #apparenza #sostanza




giovedì 5 ottobre 2017

Autoritratto



"Chi non ti vuol sentire non ti sente, nemmeno se urli. Chi ti vuol capire ti capisce. Anche se non parli..."
G. Stella

Fotografando la Natura fotografiamo noi stessi.

martedì 22 agosto 2017

La corsa infinita



E di nuovo la musica, e di nuovo una corsa.
Veloce, sempre più veloce, sempre più sfrenata.
Sempre nello stesso luogo, sempre girando in tondo.
Desiderava andar via, desiderava fuggire.
Lo urlava al vento, lo gridava al sole.
Lo supplicavano gli occhi sbarrati e la bocca spalancata in un nitrito silenzioso, coperto dal costante cantilenare del carillon.
Sognava prati immensi, anelava cieli azzurri e piogge battenti.
Un altro giro, un'altra corsa che non sarebbe finita mai.

lunedì 3 luglio 2017

Il Tempo



"C'è un tempo per capire, un tempo per scegliere, un altro per decidere.
C'è un tempo che abbiamo vissuto, l'altro che abbiamo perso e un tempo che ci attende"
(Seneca)

giovedì 1 dicembre 2016

Postproduzione (parte prima)

Tasto dolente.
Molto dolente.
Il "problema post-produzione" si divide, a mio parere, in due sotto argomenti:
- post produzione sì, post produzione no
- post produzione: quanta?
Partiamo dal principio, quindi sia dal primo punto che proprio dagli albori della fotografia: la post produzione NASCE con la fotografia e ne è parte INTEGRANTE.
A tutti quelli che mi dicono: "Eh, ma prima del digitale queste cose non c'erano!" "Eh, ma col negativo non si faceva!" "Eh, ma adesso avete la vita facile!" "Eh, ma adesso c'è Fotosciop!" replico: "Miei cari signori, mi spiace deludervi e far cadere tutte le vostre certezze di grandi conoscitori dell'arte fotografica, ma vi devo dire che praticamente TUTTO quello che si fa con Photoshop lo si faceva in luoghi scuri, angusti e puzzolenti di chimica chiamati "Camere oscure"".
Sostituzioni di persone, ricostruzioni, sparizioni, cieli intensi, oggetti che spuntano dal buio, tagli, cuci, ricuci, aggiusta, schiarisci, scurisci, annerisci.
Solo che siccome era una cosa da davvero poche persone, la fotografia per i profani era "tutta e pura Verità", perché riproduceva il Vero senza Inganno.
Ignoranti.
Nel senso che ignorate, e non c'è assolutamente nulla di male, ma è così.
Ci son più falsi storici colossali in giro creati in camera oscura che non ai giorni d'oggi col digitale.
Il bello è che l'utente comune si giocherebbe la testa riguardo l'assoluta veridicità sul 99% delle foto "di una volta", e ce la perderebbe puntualmente.
Questa credenza per cui "le vere foto non vanno ritoccate" viene fermamente difesa da quella parte dei "guerrieri della reflex" che si "vantano" di "non dover assolutamente ritoccare le loro immagini, che sono già giuste come escono in camera" e "guai all'uso di Photoshop o diavolerie simili".
Amen.
Partendo dal presupposto che ok, è fondamentale partire da un'inquadratura corretta, da un'esposizione corretta, da una scelta del punto di messa a fuoco corretta, da una selezione del diaframma e del tempo di esposizioni adatti alla scena che si vuole riprendere, faccio presente che già solo i preset delle macchine fotografiche (non intendo i programmi di scatto, ma proprio le tarature di nitidezza, saturazione, contrasto etc) sono una post produzione, SOPRATTUTTO se si lavora in jpg (il RAW ba-bao.tata! va per forza elaborato!! Amen...)
L'utilizzo di un filtro è post produzione. Così, giusto per ricordarvelo...
Poi, scusate: i files hanno comunque delle latitudini di posa notevoli, perché restare imbrigliati in immagini didascaliche o, peggio, perdersi dei ricordi perché non si vuole accedere a quella che è semplicemente una parte INTEGRANTE del concetto di "fotografia" ovvero dello "scrivere con la luce".
La post produzione non è altro che il modo di sfruttare al massimo le opportunità che ci siamo creati sulla pellicola o sul sensore.
Coloro i quali propugnano l'intoccabilità del file in quanto "riproduzione fedele del vero" si dimenticano, o forse non si rendono conto, che già soltanto un taglio differente, l'uso di un'ottica piuttosto che di un'altra, un punto di osservazione diverso, una sovra esposizione piuttosto che una sottoesposizione, un diaframma selettivo piuttosto che un tutto fuoco, danno interpretazioni dello STESSO LUOGO, della STESSA SCENA, dello STESSO ISTANTE totalmente differenti e, spessissimo, totalmente discordanti.
Questo da far presente a quelli che ti guardano e dicono: "Ah, perché? *Tu* postproduci??" Con aria di superiorità.
Post produrre non significa "per forza" salvare tutte le foto perché *tecnicamente sbagliate*, significa migliorarle o, molto più spesso, portare le immagini esattamente come le aveva viste e immaginate l'autore, il quale era partito *volutamente* da una certa scelta di taglio ed esposizione.
Anche questo fa parte dell'essere fotografi: la consapevolezza di quello che si fa, dall'inizio alla fine. E' vero, ci sono immagini che non necessitano di post produzione per essere gradevoli, ma non per questo la post produzione dev'essere considerata "il Male Assoluto"
In calce, il maestro della fotografia Ansel Adams con una delle sue opere più famose, così come la scattò la prima volta e vent'anni dopo, così come l'aveva immaginata e voluta, grazie alla post produzione studiata in camera oscura.



venerdì 18 novembre 2016

Intervista...

Intervistata dal blog "ProntoPRO".
E' stato interessante mettersi a confronto col mio rapporto con la fotografia.
Mestiere e passione.
Che non è sempre un vantaggio, soprattutto quando la passione è un'arte e l'ispirazione ballerina. Però, nonostante questo, quando ho la macchina fotografica in mano sono davvero me stessa...
O quando ho le orecchie a punta... ma quella è un'altra storia ancora^^

https://www.prontopro.it/blog/alla-scoperta-della-fotografia-di-pregnancy/

mercoledì 26 ottobre 2016

"Cartoline"



"Che bella cartolina!"
Ecco, chi pronuncia questa frase rivolgendosi a un fotografo, pensando di fare un complimento, beh... non sempre sta facendo un piacere.
La "cartolina" per il fotografo di paesaggio è il peggio che possa esistere (a meno che non abbia scattato per realizzare e vendere esattamente "quel" tipo di immagine) perché è semplicemente descrittiva di un luogo, ma in maniera assolutamente anonima e non emozionale.
Il "grande pubblico" le ama e le apprezza perché sono "belle", sono "facili". Bel luogo, bella luce, fiorellini, cielo azzurro con nuvolette alla Heidi, tutto bello chiaro e limpido. Niente ricerca emozionale, nulla che scuota, in positivo o in negativo, quello che si ha dentro. Solo un bel paesaggio, ripreso in maniera didascalica con un'ottima tecnica (si spera).
Poi... poi ci sono le foto di paesaggio naturale, quelle realizzate non sempre in posti canonicamente "belli", non sempre scattate per essere canonicamente "belle", anzi... Sono quelle immagini scattate dalla coscienza più profonda, da una miscela micidiale di "mente&cuore", allineati con occhio e ottica.
Immagini che riceveranno pochissimi "mi piace", che riceveranno più silenzi che consensi, ma che in qualche modo avranno toccato tasti profondi negli osservatori. Qualcuno appezzerà e si metterà in contemplazione del proprio tramestio interiore, affrontandolo, ragionandoci, o magari semplicemente lasciandosi trascinare dal suo flusso. Altri se ne ritrarranno, sconvolti che una semplice immagine, pure "brutta", li abbia graffiati tanto profondamente.
In entrambi i casi, l'autore avrà fatto centro e, in entrambi i casi, in realtà glie ne sarà importato ben poco perché quell'immagine è il frutto della sua coscienza che doveva venire a galla in quel momento e in quel contesto. Egoisticamente.
E no, di solito immagini di questo genere non sono "cartoline".

"Come fantasmi nella nebbia - Danza Macabra" - Baraggia di Romagnano - 22 Ottobre 2016